Verso
la fine del 1976, quando l'U.A.B. si chiamava ancora Gruppo Astrofili
Villaggio Sereno, non poche erano le persone che mi telefonavano per
chiedere di iscriversi al gruppo. In quel periodo uscì un libro,
"L'astronomia col binocolo", che in appendice riportava alcuni
indirizzi di gruppi di astrofili, tra i quali c'era anche il mio che
corrispondeva a quello del G.A.V.S.. Fu grazie a questo libro che Valentino
e il sottoscritto si conobbero.
Venne da me un sabato pomeriggio, era un uomo ormai in pensione, sulla
sessantina, molto cortese e che aveva una passione immensa per l'astronomia:
suo desiderio, mi disse, era quello di conoscere altre persone che avessero
il suo stesso interesse e gentile com'era mi invitò a casa sua.
Quando andai a trovarlo, abitava a Bovezzo, mi ricevette nel suo studio
nel quale poi avrei trascorso non solo io, ma anche altri astrofili,
molti pomeriggi a parlare di stelle. Al centro della stanza dominava
un tavolo dietro il quale Valentino trascorreva ore ed ore a leggere,
copiare e compilare cataloghi, mentre tutt'intorno c'erano scaffali
pieni di libri di astronomia, musica, letteratura, arte.
Ricordo che mi mostrò orgoglioso uno per uno i suoi libri, e
soprattutto i cataloghi gli atlanti stellari raccolti durante la sua
vita: ci vollero ben tre pomeriggi per visionare tutto quel vasto patrimonio
bibliografico. Ciò che ricordo con piacere era la sua pazienza
da certosino, difatto i cataloghi che non poteva acquistare o che non
erano più in commercio, li aveva letteralmente copiati a mano,
centinaia e centinaia di pagine, migliaia di numeri, ore ed ore passate
a quel tavolo a copiare i numeri dell'IC. o dell'NGC o di altri cataloghi,
tale era la sua passione per l'astronomia.
Nei successivi incontri mi appariva sempre più chiara la profonda
cultura di quest'uomo che amava la musica classica, autodidatta al pianoforte,
conosceva la lingua inglese, il russo (sua madrelingua), in parte il
tedesco e il francese. Alla base comunque di questo spirito un po’ eclettico
c'era l'astronomia, fin dalla prima giovinezza era stato attratto dal
fuoco d'Urania quando ancora si limitava a raffigurare le costellazioni
celesti facendone degli schizzi su fogli di carta. Anche durante la
sua prigionia in un campo di concentramento in India, durante il secondo
conflitto mondiale, la sera scrutava il cielo tra i cornicioni delle
baracche, osservando le costellazioni, e fu proprio in una di quelle
sere che si avvide della presenza di una nova.
"Variabile CP Pup tipo N (08 07'58", -35°03'.2). Questa
stella 'temporaria', come inizialmente erano chiamate le novae, era
stata scoperta a Yol di Kangra Valley nel Punjab in India, in data 10
novembre 1942, seguendone l'andamento luminoso fino al 25 di quello
stesso mese. Ma gli inglesi si sono bel guardati dal riconoscere la
priorità della scoperta al loro prigioniero di guerra P.O.W.
n°317841". Così scriveva Valentino in una nota riportata
in un suo manoscritto di cinquanta pagine contenente alcune trascrizioni
dal Becvar Katalog 1950 e compilato appositamente per due variabilisti
dell'Unione in segno della sua amicizia.
Circa due anni fa venne ricoverato in ospedale a causa della malattia
che aveva colpito un suo arto inferiore, dopo ripetute cure i medici
non riuscirono a migliorare la situazione e furono costretti ad amputargli
la gamba. Nonostante questo durissimo colpo Valentino non si perse d
"animo e continuò come prima a soddisfare la sua voglia
di conoscere, ricordo che prima di entrare in ospedale aveva richiesto
negli Stati Uniti i 3 volumi del Burnham Celestial Handbook, quando
li ricevette era da tempo in casa di cura e quando andai a trovarlo
la prima cosa che mi disse fu: "Guarda qui, tre volumi favolosi,
c'è tutto sulle stelle, variabili, doppie, ammassi, galassie,
un'opera favolosa". La gioia che gli procurava l'avere quei tre
volumi era tale che in certi momenti lo aiutavano a dimenticare il dolore
fisico e a superare la difficile situazione in cui si trovava.
In
ospedale passò quasi un anno, e ormai da tempo altri ragazzi
dell'Unione lo avevano conosciuto e lo frequentavano spesso perché
era anche un divertimento stare in sua compagnia, oltre ad aver mille
cose da raccontare era anche un appassionato giocatore di scacchi. Finalmente
arrivò il giorno che potè ritornare a casa, e passò
ancora più di un anno prima che gli comunicassero di avergli
assegnato un arto artificiale. Durante quel periodo Valentino si era
rimesso molto bene,, sulla sua sedia a rotelle lavorava nello studio
con lo stesso fervore di prima. Ultimamente aveva partecipato con tutti
i soci alla cena sociale (durante la cena sociale ritratta nella
fotografia si vede, in fondo alla tavolata, Valentino Bona nell'atto
di brindare), ad uno di questi interessava un catalogo stellare
che non era più in commercio e che Valentino possedeva, fu così
che iniziò a copiarglielo a mano, se non che partì per
l'ospedale dove avrebbero dovuto mettergli il tanto atteso arto artificiale.
Quando partì stava bene, ma a Bologna, dove si era recato per
l'applicazione dell'arto sono sorte delle inaspettate complicazioni
e a mezzogiorno dell'8 marzo, mentre stava pranzando, il suo cuore ha
cessato di battere.
Era un amico per tutti noi ed anche uno stimolo a continuare in quella
nostra passione per l'astronomia. Da parecchi anni era in contatto epistolare
con il prof. Kukarkin di Mosca, famoso astronomo variabilista autore
del GCVS. Fu proprio Valentino, alla scomparsa del prof. Kukarkin, a
mandare il materiale biografico sul ricercatore sovietico al prof. Rosino
affinché lo pubblicasse sulla rivista Coelum, ed ancora,in questi
ultimi giorni, aveva mandato un suo lavoro sulle variabili uniche estratto
dal GCVS alla professoressa Hack di Trieste perché gli venisse
pubblicato sulla rivista "L'astronomia", ma purtroppo non
é riuscito a veder realizzato questo suo ennesimo sforzo. Era
un astrofilo, un vero amante delle stelle e dell'astronomia, con lui
abbiamo perso oltre che un amico, l'universo di cultura e di esperienza
che vivevano dentro di lui.
Tomasoni
Renato
ULTIMA
ORA
Alcuni giorni dopo la scomparsa di Valentino, la moglie ci ha chiamati
nella sua abitazione per informarci di una inaspettata donazione. Valentino
ce ne aveva parlato, quando andavamo a trovarlo ci diceva che un giorno
la sua biblioteca di astronomia l'avrebbe donata all'Unione. E' così
ha fatto, oltre 150 libri, manoscritti e libri ormai introvabili e soprattutto
un patrimonio in cataloghi e atlanti stellari e complete annate di riviste.
Una donazione importantissima che ha arricchito la nostra biblioteca
di un prezioso materiale. A questo punto ci é sembrato opportuno
ricordare Valentino anche intitolando a suo nome la biblioteca dell'UAB
e ben presto speriamo di pubblicare un elenco completo di tutte le opere
in essa contenuta.

Articolo
tratto dal Giornale di Brescia.
Vi consigliamo di leggerlo.
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